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Descrizione
dello strumento
La fisarmonica è composta da tre parti
principali: cassa armonica sul lato canto (mano
destra) – mantice, al centro – cassa
armonica sul lato bassi (mano sinistra).
A seconda del tipo di tastiera al canto si distinguono
due tipi di fisarmoniche: sistema “pianoforte”
(o a tastiera) e sistema “cromatico”
(o a bottoni).
Una fisarmonica a pianoforte completa ha 41
tasti e 120 bassi (vengono però prodotti
anche modelli per fisarmonica classica, che
arrivano fino a 45 tasti).
Una fisarmonica “cromatica”, al
canto, ha una estensione maggiore: 52 bottoni
“veri” e oltre.
Prima
di procedere nella descrizione tecnica è
necessaria una parentesi per spiegare alcune
caratteristiche dello strumento.
Nella fisarmonica i suoni vengono prodotti da
ance metalliche che vibrano stimolate da un
flusso d’aria prodotto dal movimento del
mantice. Ad ogni tasto corrisponde un suono,
prodotto da 2, 3 o 4 ance, che vibrano insieme
per dare più potenza al suono e anche
per poter ottenere registri diversi.
Si dirà che una fisarmonica è
in 2a - 3a - 4a al canto a seconda del numero
di ance che suonano contemporaneamente selezionando
il registro mastro. Esistono anche alcuni strumenti
in 5a al canto.
Al basso le fisarmoniche sono solitamente in
5a. Alcune da studio sono in 4a. Rari modelli
sono invece in 6a.
Una fisarmonica si può considerare completa
se se presenta il canto in 4a e in bassi in
5a.
Gli strumenti in seconda hanno due serie di
ance che sono come altezza di suono in ottava
giusta. Nel modello a pianoforte il primo DO
dell’ottava giusta corrisponde al DO CENTRALE
del pianoforte, ossia al DO con il taglio in
testa sotto il pentagramma. In tali strumenti
per ottenere un suono simile al violino una
delle due serie viene accordata alcuni centesimi
più alto, ottenendo un effetto vibrato.
Questa serie di ance prende il nome di “crescente”.
Gli strumenti in terza, oltre alle due serie
di cui si è detto, hanno un’altra
serie di ance, però un ottava al di sotto,
chiamata ottava bassa.
Le fisarmoniche in quarta possono avere un’altra
ottava giusta, che viene chiamata “calante”
perché accordata però alcuni centesimi
al di sotto. Facendo suonare insieme crescente,
giusta e calante si ottiene il registro “musette”,
molto adatto per certi brani (valzer musette,
valzer viennesi, ecc…). In alternativa
al calante possono avere una serie di ance situate
un ottava al di sopra di quella giusta, chiamata
“acuto”, o “ottavino”,
o “piccolo”. Le fisarmoniche che
presentano quest’ultima caratteristica
vengono chiamate organtone per la possibilità
di imitare l’organo.
Quando tutte le voci sono inserite si ha il
registro maestro o master. Eliminando una o
più serie di voci si avranno registri
diversi: ad esempio, con il registro “basson”
suona solo l’ottava bassa, con il “clarino”
solo l’ottava giusta, con il “violino”
l’ottava giusta con il crescente, con
l’”organo” ottava giusta con
ottava bassa e piccolo, ecc…
Nelle schede tecniche dello strumento sono state
recentemente adottate le seguenti sigle: ottava
bassa: 16a; ottava giusta-calante-crescente:
8a; piccolo o ottavino: 4a. Ne deriva che una
fisarmonica musette viene così descritta
8a 8a 8a 16a; una fisarmonica organtone: 4a
8a 8a 16a.
Esaminiamo
ora lo strumento pezzo per pezzo cominciando
dal lato canto.
Sia che si tratti di tasti
o di bottoni, il principio
è lo stesso: premendo un tasto, tramite
un sistema a leva si solleva una valvola che
libera il passaggio dell’aria alla voce
che produce la nota corrispondente al tasto
premuto.
Togliendo il traforo “coprivoci”
le valvole sono ben visibili.
La fisarmonica cromatica solitamente è
dotata di cinque file di bottoni: le prime tre
file partendo dall’esterno riproducono
tutta la scala cromatica; le altre due sono
facilitazioni e ripetono le prime due.
Sul traforo, vicino alla tastiera, sono collocati
i tasti dei registri,
i quali, tramite delicati meccanismi, azionano
delle lamine perforate scorrevoli poste al fondo
della cassa il cui scopo è aprire o chiudere
tutta una serie di ance, in modo che delle 2,
3 o 4 ance che vibrano contemporaneamente (a
seconda, come abbiamo visto, che lo strumento
sia in 2a, in 3a o in 4a) se ne possono eliminare
una, due o tre, variandone anche la combinazione
ed ottenendo effetti di clarinetto, bandoneon,
violino, ecc… .
Negli anni ’40 del secolo scorso è
stato inventato il “cassotto”,
cioè un dispositivo per mezzo del quale
il suono, invece di uscire immediatamente all’esterno,
si espande prima in una cavità a forma
di scatola: ciò conferisce allo strumento
un suono particolare, nasale, scatolato. Di
solito in cassotto vengono messe una o due serie
di voci; se è una sola sarà sicuramente
l’ottava bassa. Come seconda voce si può
mettere una delle rimanenti, ma più frequentemente
è l’ottava giusta.

Le casse armoniche sono fissate
al mantice per mezzo di una serie di spilli,
più raramente di viti.
Separando le casse dal mantice diventano visibili
i somieri porta ance o meglio porta voci. E’
un’operazione delicata e da non farsi
se si è completamente profani.
I somieri sono costituiti da
un castelletto di legno al quale sono fissate
le voci, con cera o chiodi o viti.

Le voci, dalla qualità
delle quali dipende gran parte del rendimento
dello strumento, sono il cuore della fisarmonica.

Esse sono costituite da una piastrina, solitamente
in lega di alluminio, sulla quale, con chiodi
ribattini, vengono fissate due ance, l’una
in senso opposto all’altra. Ciò
è necessario perché ciascuna ancia
può suonare solo se il flusso d’aria
proviene da un’unica direzione. Aprendo
e chiudendo il mantice il flusso d’aria
viene invertito rendendo necessario l’utilizzo
di due ance contrapposte per la produzione di
ciascuna singola nota.
Ogni ancia è dotata di una striscia di
pelle che funge da valvola, la quale è
importantissima, perché premette di non
sprecare aria, impedendole di passare attraverso
l’ancia che in quel momento non può
suonare.
Da alcuni anni vengono usate valvole “sintetiche”,
chiamate “ventilli”. I ventilli
hanno il vantaggio di essere molto leggeri,
non oppongono resistenza al passaggio dell’aria
e ottengono quindi più potenza di suono,
specie nei suoni acuti. Inoltre non perdono
aderenza nel tempo, come invece succede alle
pelli naturali.
Tra fisarmonica e organetto diatonico la maggiore
differenza è nelle voci: infatti mentre
nella prima le due ance della voce producono
lo stesso suono, nell’organetto si ha
la produzione di due suoni differenti; ne consegue
quindi che in apertura e in chiusura di mantice,
nell’organetto si avranno due suoni diversi.
Stesso fenomeno di ha anche nella maggior parte
delle concertine, bandereon, melodeon, ecc…
Cassa armonica dei bassi
Nella parte interna sono alloggiati i somieri
simili a quelli del canto ma più corti,
in quanto portano solo dodici voci corrispondenti
ai suoni di un’ottava.
Togliendo il coperchio dal lato rivolto all’esterno,
si accede alla meccanica dei bassi,
un intrico di aste, rinvii e leve

Ogni bottone delle prime due file partendo dal
mantice (contrabbassi e bassi), presenta un’asta
sulla quale è innestato un piccolo piolo
che, tramite leve varie, apre le valvole corrispondenti
ad una sola nota.
I bottoni degli accordi invece hanno sull’asta
due o tre piccoli pioli, che aprono le valvole
dell’accordo corrispondente.
Le fisarmoniche per musica classica hanno, al
lato bassi, un dispositivo chiamato “converter”,
azionando il quale, tramite un complicato meccanismo,
tutti i bottoni degli accordi producono note
singole. Ciò permette anche alla mano
sinistra di eseguire gli stessi motivi realizzabili
con un organo o con un pianoforte. Queste particolari
fisarmoniche vengono dette “a bassi sciolti”.
Mantice
Il mantice è fatto con cartone pieghettato
ricoperto di tela o di seta. Gli angoli interni
sono di pelle, in modo da permettere il movimento;
quelli esterni sono di metalli. Le pieghe esterne
sono rivestite di dermoide, un particolare materiale
sintetico disponibile in varie colorazioni.
Rivestimento esterno
Fino ai primi del ‘900 non si usava alcun
rivestimento esterno. Alcuni strumenti venivano
riccamente lavorati con intarsi in legno e madreperla,
arrivando a produrre3 delle vere e proprie opera
d’arte.
Con l’avvento della celluloide c’è
stata una grande svolta nella componente estetica
della fisarmonica. L’organetto, invece,
in linea di massima ha mantenuto il suo aspetto
classico con il legno a vista.
La celluloide, che è ricavata dalla cellulosa,
è stata inventata nel 1869. Come rivestimento
delle fisarmoniche ed in varie colorazioni si
è cominciato ad utilizzarla nei primi
anni del ‘900 e, grazie alla lucentezza
e alla sua inalterabilità nel tempo,
è ancor oggi largamente utilizzata. Tuttavia
oggigiorno alcuni strumenti, in alternativa
al rivestimento, vengono verniciati.
Vedi anche la descrizione
di un restauro-tipo.
Chi
avesse dubbi, curiosità oppure argomenti
da aggiungere, può telefonare
a Guglielmo Fusero o inviargli
una e-mail attraverso questo sito. |
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